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Anna Édes: l'enigma di Dezső Kosztolányi


Quando nel 2018 abbiamo riportato tra le mani dei lettori italiani Anna Édes di Dezső Kosztolányi sapevamo di aver ridato vita a un classico camaleontico. Abbiamo cercato di spostare l’attenzione su uno dei libri più importanti per il Novecento ungherese e non, ritrovandoci con interpretazioni discordanti, un buon dibattito, un focolare acceso da un tipo di letteratura ben preciso.

Ecco quindi la necessità di fermarsi e riflettere sulla storia di Anna e sugli intenti di un autore che a differenza di tutti, dubbi non ne aveva.

Ci siamo affidati ad András Veres, Professore dell'Accademia d'Ungheria delle Scienze, curatore dell'edizione critica e co-redattore della collana "Tutte le opere di Dezső Kosztolányi".

Anna Édes è uno dei romanzi ungheresi più enigmatici. Tanti dei suoi commentatori lo leggono come parabola sociale che ci mostra il destino indegno della cameriera, della donna tuttofare, con precisione naturalistica. Infatti, la cameriera vive dentro la famiglia, eppure ne vive fuori, partecipa della sua vita, eppure ne è esclusa: la camera di servizio è la colonia dell'appartamento, la cameriera è l'indigeno della famiglia. Può entrare nelle camere interne, "nel quartiere europeo", solo se deve svolgere qualche mansione – ma la sua camera, la camera per la servitù, è sempre aperta per i suoi capi. Il destino senza prospettive di Anna Édes è evidente (forse lo è anche troppo) – ciononostante non va da sé che debba uccidere.

Vari critici sostenevano che nonostante non sia chiaro quale sia la causa dell'omicidio, è chiaro che una causa ce l'ha. L'avventura galante del signorino che prima libera, poi condanna nuovamente all’inerzia la sensualità femminile di Anna, non solo lede ma strappa in pezzi quel tacito contratto sociale secondo il quale la cameriera non conta più del suo stesso ruolo. Fa svelare ad Anna la coscienza pericolosa che lei non è un automa, ma un essere umano escluso dalla società degli esseri umani che vivono veramente. Quando Anna entra in azione, la sua azione non può essere che estrema, perché è quella che corrisponde alla sua precedente passività. Un destino umano anonimo e muto prende la parola e assume un nome nell'omicidio.

Altri leggono l'opera di Kosztolányi come un romanzo psicologico, in cui le ragioni determinanti sono nascoste nel subconscio – perciò la loro rappresentazione è necessariamente lacunosa. Le ingiustizie e i maltrattamenti, in continuo incremento, col tempo raggiungono nel subconscio della cameriera docile il punto critico, quando l'esplosione diventa inevitabile. Ma non tutti accettano che le ragioni dell'omicidio rimangano ottenebrate. – Era giusto lasciare in ombra fino a questo punto lo strato dello spirito, in cui il romanzo effettivamente si svolge, tacere sulla somma e sbottare improvvisamente con il totale? – focalizza la domanda un recensore prestigioso dell'opera. Un critico arguto invece ha ritenuto che, appunto, lo scrittore avesse indicato la strada, solo facendo scaturire le ragioni non dall'interno, non dalla protagonista, ma dall'esterno: le situazioni che portano all'omicidio sono preparate e strutturate accuratamente, ma il personaggio scelto, l'eroina, non è idoneo per compiere l'azione, poiché mai, nemmeno per un istante diventa consapevole della sua situazione. Di conseguenza non è Anna Édes a uccidere e vendicarsi per la sua stessa umanità offesa, umiliata e calpestata, ma lo scrittore che insorto contro l'ingiustizia osservata, ferito nella dignità umana e indignato rende lui stesso una giustizia spietata al posto della sua eroina. Il romanziere esce dall'obbligatoria oggettività artistica, e nell’interesse della sua protagonista prende la parola il lirico.

Forse lo stesso Kosztolányi non si espresse per nessun'altra sua opera più di quanto avesse fatto per Anna Édes. Benché conoscesse e ammirasse le teorie di Freud, negò che il romanzo avesse a che fare con la visione psicoanalitica. Egli tentò di realizzare una nuova considerazione dell'umanità, che parte dalla supposizione che l'uomo è imperscrutabile – non soltanto perché non possiamo leggere i pensieri dell'altro, ma anche perché non esistiamo indipendentemente dagli altri, ma soltanto nel riflesso di come ci vede e ci immagina il nostro prossimo. È una particolarità curiosa del romanzo che i suoi personaggi spesso riescano ad esprimersi solo con il linguaggio delle leggende. Ad esempio, il capitolo di apertura rappresenta ironicamente come i bravi cittadini del rione Krisztina, dopo il crollo del governo dei soviet, immaginano e raccontano la fuga di Béla Kun, capo comunista, come se fosse stato lui, in persona, a guidare l'aereo con cui mise in salvo i tesori rubati-depredati. Invece, il capitolo conclusivo raccoglie e mette in bocca all'antipatico avvocato Druma, e ai suoi due agenti elettorali, gli attacchi (vissuti come calunnie), che accusano di opportunismo politico il poeta e giornalista di nome Dezső Kosztolányi, inserito nel mondo del romanzo. In tutti e due casi si tratta di leggende malevole o perlomeno di dubbia credibilità. Anche la protagonista Anna Édes è circondata allo stesso modo prima di dicerie esaltanti, poi ingiuriose, che svaniscono con la stessa rapidità con la quale sorgono.

Se, infine, gli uomini non si conoscono e non possono conoscersi tra loro veramente, di fronte all'incertezza solo l'affetto e la pietà aiutano a orientarsi in mezzo a loro. La preghiera cattolica per il defunto, scelta come motto del romanzo, non soltanto ci prepara all'esodo tragico della storia, ma richiama l'attenzione al potere del rituale, coesivo della comunità. Al potere con il quale l'esodo tragico sarebbe evitabile. In un'intervista Kosztolányi parlò del "messaggio cristiano primitivo" del suo romanzo. Questo messaggio lo si percepisce con maggiore enfasi quando il dottor Moviszter, all'udienza del tribunale, prova a prendere le difese di Anna. Egli attinge forza dall'esempio dei preti cristiani primitivi che rivoltatisi contro il paganesimo anche di fronte al sommo Signore richiedevano pietà per l'umanità fallibile. Non si può sottolineare mai abbastanza l'importanza di questo motivo, considerando, che Kosztolányi non era uno spirito credente, e nelle opere scritte prima e dopo di Anna Édes, sono proprio il paganesimo a rappresentare il valore positivo e il cristianesimo quello negativo.

Il romanzo occupa un posto speciale tra le opere dell'autore, anche perché tenta di fare un resoconto della storia ungherese disastrosa degli inizi del ventesimo secolo. La storia del romanzo parte dall'autunno 1919, ai tempi della caduta del governo dei soviet, e l'ultimo evento politico rilevante di cui fa menzione, è l'ammissione dell'Ungheria-Mutilata nella Lega delle Nazioni, nel settembre 1922. Nella finzione del romanzo la serata dai Vizy rivelatasi fatale è tenuta il 28 maggio 1920. Nel mondo reale esattamente una settimana dopo ebbe luogo la firma del dictatum di pace di Trianon che punì il popolo ungherese, uno dei perdenti della guerra, sottraendogli due terzi del suo territorio precedente, e strappò dalla madrepatria più di tre milioni di ungheresi. La disgregazione dell'Ungheria storica colpì particolarmente Kosztolányi – la sua città natale Szabadka (dove vivevano i suoi genitori e fratelli) passò al Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni. La furia nazionalista esplosa travolse anche lui, che in via transitoria apparve tra gli ultranazionalisti. Più avanti poi, cercò di lasciare alle sue spalle l'episodio che per la metà degli anni venti aveva già rinnegato.

Kosztolányi con Anna Édes arrivò più lontano che mai nella rappresentazione del suo nuovo credo politico. L'autore si contrappone non soltanto alla destra radicale, ma anche a quella moderata, con il fatto che nel romanzo crea una correlazione (sebbene non espressa a parole, ma inequivocabile) tra la caduta del governo dei soviet e l'assoggettamento della protagonista, e che sarà Moviszter, il personaggio più simpatico, il cristiano convinto, a dimostrare comprensione verso la sorte inumana della serva, e verso l’aspirazione del potere proletario al miglioramento della società. Anna Édes, dunque, è una resa dei conti, anzi, è anche un'espiazione. Kosztolányi era curioso non propriamente del passato, ma piuttosto del presente che in apparenza lascia dietro di sé il passato, trasmettendone i suoi valori. Cercava la risposta alla domanda: in che modo si possono lenire le ingiustizie sociali e storiche subite? Anna Édes ci incoraggia con qualche possibilità perlomeno in ambito sociale. Come disse l'autore parlando del suo romanzo: "ogni sua riga sostiene che non esiste induzione sociale, esiste solo umanità, solo bontà, solo affetto individuale, e se qualcuno è inumano, rude, prepotente, è una colpa maggiore dell'omicidio, e nemmeno il coltello ne è vendetta sufficiente".

(Postfazione dalla 1^ edizione integrale italiana, Anfora, 2014)

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