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Risposte alle obiezioni elencate nel commento del Consolato della Federazione Russa

Pubblichiamo la traduzione italiana della parte riguardante le obiezioni russe nella puntata di podcast dell'esperto riconosciuto Krisztián Ungváry dedicata al caso.



Una selezione delle copertine delle edizioni di Donna sul fronte di Alaine Polcz, anche quella dell'edizione russa del 1998.



<<Recentemente ha avuto luogo una presentazione del libro a Milano, dove è stato pubblicato il libro di Alaine Polcz intitolato Donna sul fronte, e alla presentazione del libro è intervenuto, tra gli altri, anche un rappresentante ufficiale del consolato russo, che ha aggiunto un intervento di otto minuti a quanto detto. Il diplomatico russo ha affermato che quest’opera è estremamente dannosa perché non tenta di creare amicizia tra i popoli europei, di spiegare le ragioni degli eventi e di proteggere le generazioni presenti e future dagli errori del passato e dalla guerra. Di cosa si tratta?

 

Parlerò a parte di Alaine Polcz, ma ritengo che il libro Donna sul fronte sia una delle opere più scioccanti della narrativa non-fiction ungherese. Il sottotitolo è “Un capitolo dalla mia vita” e in esso Alaine Polcz, nata nel 1922 e appena sposata nel 1941, racconta come ha vissuto la guerra e soprattutto come il fronte le è passato addosso. E purtroppo devo prendere questa frase alla lettera. "Ho preso a calci e pugni più che potevo. Uno dei russi mi era addosso, quando mi sono accorta che stavo gridando ho smesso. Sono rimasta lì, senza muovermi, non so quanti russi mi sono passati sopra e non so nemmeno quanti prima. Quando albeggiò, se ne andarono”.

 

Il diplomatico russo che si è indignato per questo libro, nonostante il libro sia una vera e profonda confessione umanistica sulle tante violenze capitate all'autrice, è un'opera in cui Polcz forse riesce a vedere l'umano anche in coloro che l'hanno sottoposta alla violenza più terribile, nonostante questi stupri l'abbiano gravemente danneggiata non solo in termini di salute - per esempio, non potrà mai più avere figli - ma soprattutto l'abbiano portata quasi alla morte, in uno stato di morte clinica a causa dell'enorme quantità degli stupri subiti. Tutto ciò, però, per il diplomatico russo non voleva dire altro che in realtà si tratta di un volume diffamatorio, e ha fatto le seguenti obiezioni riguardo a quanto scritto:

 

Innanzitutto perché nel libro non si parla dei romeni, nonostante anche questi abbiano commesso stupri? Inoltre, il diplomatico russo ritiene che la guerra sia stata iniziata dagli ungheresi. Tra parentesi: come se l’Ungheria avesse firmato il patto Hitler-Stalin, come se l’Ungheria avesse invaso la Polonia e i Paesi Baltici. E potrei continuare. Inoltre, ha chiesto all'Ungheria di spiegare perché non siamo grati per il fatto che siamo stati liberati dal glorioso esercito sovietico, e comunque i colpevoli erano ucraini, dal momento che in Ungheria erano attivi il Primo e il Terzo fronte ucraino. Infine, nell'esercito sovietico le violenze venivano punite, vale la pena fermarsi un attimo perché sebbene se ne sia già parlato sui media ungheresi, devo precisare che quella presentata dal diplomatico russo non era una reazione spontanea, egli l'ha infatti letta tutta da un pezzo di carta e ha aggiunto che quella che stava comunicando era l'opinione della Federazione Russa.

 

Ebbene, prima di tutto, la Federazione Russa dovrebbe decidere: se il glorioso esercito sovietico in Ungheria era composto da ucraini, allora, secondo loro, gli ucraini avrebbero liberato Budapest. Non l'ho mai sentito prima. Tuttavia, la situazione è molto peggiore. Quando nel 1943 furono creati i fronti, essi corrispondevano praticamente al gruppo dell'esercito tedesco e prendevano il nome dal luogo in cui erano stati costituiti. Dove erano di stanza nello schieramento. Quindi c’erano i fronti ucraini, i fronti della steppa, i fronti bielorussi e i fronti baltici, ma non c’erano i fronti russi. Quindi, se qualcuno volesse giudicare l’attività militare sovietica basandosi su come i russi vi parteciparono, in base alla denominazione dei fronti in nessun modo. Mentre la stragrande maggioranza del personale dell'Armata Rossa era composta da soldati di etnia russa. Del resto è del tutto irrilevante, perché i soldati non erano andati lì volontariamente, venivano arruolati. Sarebbe un peccato sprecare parole su questo argomento se non fosse del tutto evidente che si tratta di una delle cosiddette misure attive della diplomazia russa. Questo è l’offuscamento deliberato, la legittimazione delle attuali guerre di aggressione e la denigrazione dell’Ucraina con tutti i mezzi. Tuttavia - come ho già detto - la situazione è in realtà molto peggiore di così. Perché chi nega, banalizza e minimizza la violenza sessuale, in realtà lo fa perché ritiene legittime le azioni di allora. Questo implica anche che, se necessario, farebbe lo stesso anche oggi. Il fatto che queste non siano parole vuote è dimostrato in modo abbastanza accurato da ciò che è successo a Bucha, a Irpin’ e, penso, anche in altre città ucraine. Tuttavia, non è sempre stato così. Il diplomatico russo, e ci tengo a sottolinearlo, non rappresenta la Russia.

 

Esiste un'altra Russia, come Alaine Polcz perfettamente sapeva, e ha reso evidente che quelli che la stupravano non rappresentavano la cultura russa, né tutta la Russia, ma erano sfortunati e miserabili soldati, tenuti sotto il massimo terrore dal loro stesso sistema.

Quindi c'è un'altra Russia, e questo è importante per me dirlo, perché il volume Donna sul fronte non solo è stato pubblicato dodici volte in ungherese, non solo è stato pubblicato nella maggior parte delle lingue europee, ma anche in russo. Tradotto dal russo da Jurij Gusev e questo libro ha avuto un riscontro sostanzialmente positivo in Russia alla fine degli anni Novanta.>>

 

Traduzione di Antonio D'Auria



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