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Rivista Risguardi di A.L.I. Promozione, nel numero zero un articolo su Per Elisa di Magda Szabó

Pubblichiamo l'articolo di Mónika Szilágyi, direttrice editoriale di Anfora, scritto su Per Elisa di Magda Szabó e uscito sul numero zero di Risguardi.

Siamo molto orgogliosi di essere parte del lancio di questa rivista e ringraziamo il suo direttore Giorgio Gizzi.




Ci sono libri da cui si viene rapiti. Resti come indifeso davanti al piacere che la loro lettura ti procura. Non sei tu ad averli fra le mani, ma sono loro che ti tengono, diventando padroni assoluti del tuo tempo, obbligandoti a terminarli nel minore tempo possibile e continuando a lavorarti dentro successivamente. Ci è successo alla lettura di Per Elisa, il romanzo che l'ungherese Magda Szabó scrisse quando aveva più di ottant'anni, inserendoci dentro i momenti, gli incontri, le storie grandi e piccole di cui era stata disseminata la sua vita, nella consapevolezza che il tempo che si era lasciata alle spalle era maggiore di quello che le restava, come scrive in una bellissima prefazione al libro Simonetta Sciandivasci. Si racconta così, semplicemente, un libro capace di segnare un prima e un dopo nella storia di lettrici e lettori, pubblicato in Italia dalla casa editrice Anfora, nella impeccabile traduzione di Vera Gheno che, oltre ad essere la linguista che conosciamo, ha padre italiano e madre ungherese. Szabó non abbandonò l'Ungheria quando il regime limitò la libertà dei suoi cittadini; restò mentre altri intellettuali lasciarono il Paese e conobbero l'esilio e il dolore della non appartenenza e lo fece nonostante le venisse impedito di pubblicare i suoi libri, costretta ad accontentarsi della sua professione di insegnante, presa dal rimorso di non riuscire a incidere di più. Per Elisa ancora parla e lo farà per sempre, ne siamo certi. Abbiamo chiesto all'editrice Mónika Szilágyi di raccontarci la sua personale fascinazione per questo romanzo. L'ha fatto alla sua maniera, appassionata.


Il direttore editoriale mi chiede di spiegare ai lettori della rivista perché ritengo che Per Elisa di Magda Szabó sia un libro fondamentale, il romanzo più bello dell'autrice ungherese, nota al pubblico italiano soprattutto per La porta. Permettetemi prima di riportare le parole che Magda Szabó scriveva nella corrispondenza con l'amica svizzera di origini ungheresi, Éva Haldimann:

3.12. 2002.

“È avvenuto l’incredibile: il successo di Per Elisa ha superato quello de Le ballate di Iza, che finora era stato il maggiore. (...) Al 3 dicembre la quarta ristampa è già esaurita, e nemmeno io ne possiedo una copia, anche se mi piacerebbe leggerla senza isterismi, visto come mi è venuto così bene questo libro. (...) Per favore, spiegami che cosa abbia funzionato perché io non lo capisco. Ho sempre saputo gestire i piani temporali e lo stile non è certo nuovo: invece tutti si sono innamorati di Cili. Non puoi nemmeno immaginare come si comportano i lettori: come se fossero allo stesso tempo i miei genitori e i miei figli.”

Rispondo alla domanda prima come editrice: un libro che nel primo anno di pubblicazione riesce a vendere più di centomila copie in un paese di dieci milioni di abitanti e tre anni dopo si trova ancora nella classifica dei dieci libri più venduti assieme ai romanzi di Dan Brown e di Paulo Coelho, è un libro che sa ammaliare i lettori, e sicuramente è il libro dei sogni di ogni editore.

Poi la mia risposta da lettrice: prima di Per Elisa io non avevo letto niente di Magda Szabó, perché credevo fosse solo un'autrice di letteratura di intrattenimento, e non all'altezza delle mie letture più impegnate.

Fa ancora ridere quanta tracotanza avevo nei confronti di un’autrice eccezionale, colpevole ai miei occhi di essere molto letta dal pubblico. Ho acquistato Per Elisa nel 2003, perché mi divertiva il dibattito dei critici letterari — tutti maschi, gli uni più severi degli altri - che per mesi si chiedevano e chiedevano a Magda Szabó perché lei non avesse mai parlato prima della sorellastra Cecilia, della

protagonista di un romanzo dichiaratamente autobiografico.

Cecilia Bogdán di Zenta (oggi una città della Serbia), era una bambina che aveva perduto i genitori a causa del Trattato del Trianon e che nel romanzo viene adottata dal padre dell'autrice. Magda Szabó stava al gioco e per mesi in ogni evento e in ogni intervista raccontava nuove e nuove storie di Cecilia, finché uno dei critici, maschio e severo, Tamás Tarján, non ha pubblicato un articolo in una delle riviste di studi letterari più prestigiose con le prove sulla non esistenza di Cili: quel personaggio straordinario, presente in un romanzo che suona come un’autobiografia, era dunque inventato.

Incuriosita, ho comprato il libro a Budapest e non sono riuscita a staccarmene finché non ho finito le sue 500 pagine: 48 ore della mia vita rapite dalla Szabó. Capita raramente di rimanere stregati con una tale intensità da un libro. Per Elisa è un romanzo potente in cui Magda Szabó racconta la storia della sua infanzia a Debrecen, capitale del calvinismo ungherese, perciò chiamata la Roma calvinista, fino all'esame di maturità nel 1935. Il contesto storico è l'Ungheria del dopo Trianon (1920), il trattato con il quale il Paese perse due terzi del suo territorio e cinque milioni dei suoi abitanti parlanti la lingua ungherese. Si percepiscono già nel libro i primi segni dell'arrivo di una nuova guerra, “le orme dei mostri”, la Seconda guerra mondiale, mentre un'epoca, che nel romanzo è simboleggiata da un ambiente biedermeier e dalla musica romantica tedesca, come appunto è Per Elisa di Beethoven, finisce.

Dalla corrispondenza sopra menzionata sappiamo che l'editore della prima edizione ungherese aveva chiesto alla scrittrice di scrivere il vero Vecchio pozzo, cioè la storia autentica della sua infanzia, “senza discrezioni e senza smalto affettuoso”. Magda Szabó a cui “la vecchiaia ha portato non l'amarezza, ma l'orizzonte che si allargava e la comprensione di tutto ciò che fino ad allora era impercettibile e inimmaginabile” ha scritto invece la storia di un'infanzia in cui i genitori, che non vivevano in un matrimonio felice, si allearono per far raggiungere alla figlia quei successi, che nonostante il loro innato talento e le loro ispirazioni non erano stati capaci di raggiungere.

Magda Szabó per poter raccontare la vera verità e non solo la realtà che tutti potevano vedere, non solo quel che era lei, ma anche quel che lei non era, ha creato una sorella immaginaria, Cili. “Cili ero io, mentre lei era me, ovvero l’una le lacune dell'altra, in due formavamo un autentico intero."

Dopo quell'articolo rivelatore, Szabó scrisse una cartolina firmata con il suo soprannome Dódi e con il nome del suo personaggio immaginario al critico Tamás Tarján. Perché chi mai oserebbe sostenere che qualcuno di cui una scrittrice ha scritto la vita, la sorte, il destino in realtà non esiste?












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