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Gergely Péterfy
Il barbaro impagliato


TRADUZIONE DI ANTONIO D'AURIA
 

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EDIZIONE: Prima

ISBN: 978-88-89076-75-0

PAGINE: 408

ANNO: 9 settembre 2026

Considerato uno dei romanzi ungheresi più importanti del XXI secolo, Il barbaro impagliato ha contribuito in modo significativo alla diffusione internazionale della narrativa ungherese contemporanea. Il libro prende spunto da una vicenda storica realmente accaduta per riflettere sull'amicizia, sul pregiudizio, sulla memoria e sulle contraddizioni dell’animo umano.

Attraverso la voce narrante di Sophie Török, moglie di Ferenc Kazinczy, il lettore ripercorre le vite di due uomini che, pur provenendo da mondi lontanissimi, riuscirono a riconoscersi come pari in una società profondamente gerarchica.

Angelo Soliman nacque probabilmente in Africa occidentale e fu condotto in Europa ancora bambino come schiavo. La sua educazione presso gli ambienti aristocratici dell'Impero asburgico rappresentò un caso eccezionale. In un'epoca in cui molti europei ritenevano gli africani incapaci di raggiungere gli stessi livelli culturali degli occidentali, Soliman dimostrò qualità intellettuali straordinarie, imparò diverse lingue, acquisì una vasta cultura e divenne una figura rispettata della Vienna illuminista. La sua vicenda mette in luce una delle grandi contraddizioni dell'epoca: una società che si proclamava illuminata e razionale continuava a nutrire profondi pregiudizi razziali. Soliman divenne così la dimostrazione vivente dell'inconsistenza di quei pregiudizi e, al tempo stesso, dell'ipocrisia di un sistema che continuava a considerarlo un'eccezione piuttosto che un uomo pienamente uguale agli altri.

Ferenc Kazinczy (1759-1831), scrittore, traduttore, critico e organizzatore culturale, è considerato il padre della moderna lingua letteraria ungherese. Attraverso la sua attività contribuì in modo decisivo al rinnovamento della cultura magiara e all'apertura dell'Ungheria

verso le grandi correnti intellettuali europee. Convinto sostenitore degli ideali illuministici, trascorse diversi anni in carcere a causa delle proprie idee politiche, alcuni dei quali nella stessa prigione in cui sarà rinchiuso circa un ventennio dopo Silvio Pellico, con cui condivide inoltre il fatto di aver scritto entrambi un libro di memorie della loro reclusione. Ne Il barbaro impagliato, Kazinczy appare come un uomo animato da una profonda fiducia nella cultura e nella possibilità di migliorare la società attraverso la conoscenza.

Accanto a loro si colloca Sophie Török (1780-1842), moglie di Kazinczy e voce narrante del romanzo. Donna colta e determinata, fu il sostegno della famiglia durante gli anni più difficili e, dopo la morte del marito, ne custodì la memoria e l'eredità culturale. Attraverso il suo sguardo il romanzo assume una dimensione profondamente umana, nella quale la grande storia si intreccia continuamente con l'esperienza personale. La scelta di affidare la narrazione a Sophie Török consente a Péterfy di trasformare una ricostruzione storica in una meditazione sulla memoria: ciò che il lettore conosce di Soliman e Kazinczy passa attraverso il ricordo di una donna che ha visto tramontare il mondo dell'Illuminismo e cerca di salvarne l'eredità morale. Nel romanzo Sophie non è una semplice osservatrice, ma la custode della memoria dei due protagonisti e il tramite attraverso cui il passato continua a parlare al presente.

Il cuore dell'opera è l'amicizia tra Kazinczy e Soliman. Pur appartenendo a mondi apparentemente inconciliabili, entrambi occupano una posizione periferica all'interno dell'Impero asburgico. Soliman, africano, è accolto e ammirato ma non viene mai considerato pienamente uguale agli europei. Kazinczy appartiene alla nazione ungherese che, pur integrata nell'Impero, occupa una posizione subordinata rispetto alla cultura dominante di lingua tedesca.

L'amicizia tra Soliman e Kazinczy non unisce soltanto due individui, ma due figure poste ai margini del centro imperiale viennese, la loro amicizia assume un valore simbolico: è l'incontro tra due uomini che rifiutano di accettare la gerarchia culturale imposta dal potere e che trovano nella cultura uno spazio di libertà e reciproco riconoscimento.

La vicenda culmina nell'episodio più drammatico della storia di Angelo Soliman. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1796, il corpo venne sottratto alla famiglia e consegnato al Gabinetto Imperiale di Storia Naturale di Vienna. La pelle fu rimossa, trattata e utilizzata per realizzare una figura impagliata destinata all'esposizione pubblica come esemplare esotico. Il gesto si inseriva nelle pratiche scientifiche dell'epoca, ma rivelava al tempo stesso tutta l'ambiguità dell'Illuminismo europeo. L'uomo che in vita era stato accolto nei salotti aristocratici e rispettato come intellettuale veniva trasformato, dopo la morte, in un oggetto da osservare.

L'impagliatura del corpo di Soliman non rappresenta soltanto una violenza individuale. Per Péterfy è la metafora di un intero sistema culturale che trasforma l'essere umano in oggetto di osservazione e classificazione. La stessa società che aveva ammirato Soliman in vita lo riduce dopo la morte a un reperto antropologico. In questo paradosso si manifesta la crisi morale dell'Illuminismo europeo, capace di proclamare l'universalità della ragione ma non sempre di riconoscere l'universalità dell'umanità. Il "barbaro" del titolo non è Angelo Soliman, bensì una società che, pur proclamando ideali di libertà, uguaglianza e razionalità, continua a negare la piena umanità di chi viene percepito come diverso.

Attraverso la storia vera di Angelo Soliman, Ferenc Kazinczy e Sophie Török, Péterfy costruisce un romanzo che è al tempo stesso biografia, riflessione storica e meditazione politica sulla necessità di opporsi a ogni forma di esclusione. Pur ambientato tra XVIII e XIX secolo, Il barbaro impagliato parla direttamente all'Europa contemporanea. Le vicende di Soliman,

Kazinczy e Sophie Török pongono interrogativi ancora attuali sul rapporto con la diversità, sulla memoria storica, sul nazionalismo e sulla possibilità di costruire una comunità fondata sul riconoscimento reciproco anziché sull'esclusione.

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Gergely Péterfy (Budapest, 1966) è uno dei più autorevoli scrittori ungheresi contemporanei. Romanziere, saggista, giornalista e animatore culturale, ha dedicato gran parte della sua opera alla storia culturale dell'Europa centrale e ai temi della libertà, della memoria e dell'identità europea. Negli ultimi anni si è stabilito a Todi, in Umbria, insieme alla moglie, la scrittrice Péterfy-Novák Éva. Qui promuove iniziative culturali, corsi di scrittura e progetti editoriali rivolti alla comunità letteraria ungherese. Il trasferimento in Italia è da considerarsi come una presa di distanza dal clima politico e culturale sviluppatosi in Ungheria durante gli anni del governo di Viktor Orbán, ma il suo impegno culturale nella città umbra è destinato a continuare per amore del nostro paese e della sua cultura. L’attenzione per le questioni della libertà, dell'emarginazione e del rapporto tra centro e periferia attraversa profondamente anche Il barbaro impagliato.

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